Scopriamo i due volti del paese: le bellezze di Villa Casati – Facchi,dimora di ricche famiglie a “Casal Novo”, ma anche le cascine medievali nella zona di “Casatevecchio”, come Cascina Rancate, dove ancora si respira il passato contadino. I segni dell’antico acquedotto, i sassi del lavatoio, il bosco, il Rio e le sue rive: in una passeggiata, fra campi e boschi, dove storia e natura si intrecciano. Il percorso, pur toccando diverse frazioni del paese, si svolge interamente nel comune di Casatenovo.
Il punto di partenza e arrivo coincidono: è consigliabile dunque lasciare l’automobile parcheggiata lungo le vicine Via Giuseppe Greppi o Via Chioso.Nonostante il primo tratto di strada sia asfaltato, la maggior parte del percorso si svolge lungo strade sterrate in mezzo ai campi: si consiglia quindi di dotarsi di un abbigliamento adeguato e portare una bottiglia d’acqua nella stagione stiva. L’intera passeggiata è percorribile in bici da utenti esperti,mentre sconsigliamo il passeggino a causa dello stato del sentiero nel breve tratto interno al bosco, a volte ripido e fangoso.

Casatenovo: terra di ricchi e poveri

Dettagli

lunghezza: 4 Km

difficolta' a piedi: bassa difficoltà

difficolta' in bici: alta difficoltà

ideale per: amanti della natura e della storia locale

adatto a : coppie, gruppi di amici, famiglie con bambini

inizio del percorso: Villa Casati Facchi, Casatenovo

fine del percorso: Villa Casati Facchi, Casatenovo

comuni interessati: Casatenovo

interesse: naturalistico, storico etnografico


Punti di Interesse

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Villa Casati Facchi

Oggi sede della Biblioteca Civica, la bella Villa Casati-Facchi, nasce come residenza nobiliare nel XVIII secolo, e come tale conserva ancora sia la pianta a "U", sia la facciata rivolta al paese, sia un ombroso e tranquillo parco. Alla ricca famiglia dei Casati, successe quella dei Facchi, che entrarono in possesso della proprietà nel 1881, inaugurando importanti lavori di restauro come la costruzione del corpo della portineria, con scuderie annesse, e del portico laterale a sud. Tutta la zona presenta numerose ville di famiglie nobiliari: in alcuni casi ancora private e abitate dagli eredi
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Tra agricoltura e industria

Casatenovo conserva un’anima contadina, ancora ben testimoniata dai numerosi campi che circondano questi sentieri, ma anche una precoce vocazione industriale. Dal punto economico, il comune è stato infatti fortemente segnato dal Salumificio Vismara, la cui torre si staglia ancora sul profilo del paese. Fondata nell’800, si stima che macellasse più di 2000 maiali al giorno, impiegando uomini, donne e ragazzini in diversi ruoli: dall’addetto alle spezie, “ul peverat”, a quello della ciminiera, il “diaul”, che bruciava gli scarti. L’azienda, attualmente facente parte del Gruppo Ferrarini, ha recentemente costruito un nuovo stabilimento nella frazione di Campofiorenzo
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Cascina Rancate

Cascina Rancate è un prezioso esempio di “casale fortezza”, dotato cioè di accorgimenti a scopo difensivo come. la torre in muratura e le merlature. II complesso della cascina, in una corte rettangolare, presenta un nucleo padronale di fattura cinquecentesca, ma risale al 1380, forse appartenuto ai De Casate, poi nel 1634 fu acquistato dai Simonetta: questa famiglia rese pubblica la piccola chiesa, dedicata a Sant'Antonio da Padova, la cui pala d’altare è purtroppo stata rubata nei primi anni ottanta
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Sorgenti del Pegorino

Al limitare dell’area boscosa si possono vedere le cosiddette “Sorgenti del Pegorino” il rio, che confluisce nel Lambro, fu protagonista di una notevole opera di ingegneria di cui si possono ancora ammirare le tracce. Nel 1818 Il Conte Mellerio commissionò infatti un acquedotto necessario a portare l’acqua dalle sorgenti di Brugora (così denominate dalle carte di allora) fino alla sua residenza, Villa Gernetto di Lesmo. Un lungo percorso di circa 8 chilometri che, i residenti della zona, curavano personalmente mantenendo la condotta libera da radici ne foglie, grazie alle “pertega’, tronchi di legno spinti nel tubo
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Ponte dell'antico acquedotto

Questa valletta boscosa ospita i ruderi di due ponti dell’ Acquedotto Mellerio, costruiti secondo uno stile eclettico che rimanda al gotico –romanico. Per costruirli, fu trasportata artificialmente della terra in modo da consentire il raggiungimento della quota necessaria per il passaggio dell'acqua, incanalata nei resti della tubazione, in modo che potesse arrivare fino a Lesmo e irrigare i giardini all'italiana di Villa Gernetto
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Frazione Giovenigo

La piccola frazione di Giovenigo deve il suo nome ai Celti, dai Romani chiamati Galli, che occuparono la pianura padana attorno al V secolo a.C: il suffiso -igo solitamente segue infatti il nome della famiglia fondatrice o proprietaria del luogo. Varie cascine furono infatti dominate da alcuni signorotti locali, specie dopo l'infeudazione del 1538, a cui seguì però lo stanziamento di nobili famiglie nei palazzi delle varie frazioni: è il caso della frazione di Rimoldo (i Parravicini), di Galgiana (i d'Adda) e. infine, di Giovenigo (i Toscani)