Riviviamo il bosco del Rio Cantalupo: nel cuore del Comune di Triuggio, sulle tracce di antichi sentieri, tra zone umide e campagna coltivata, dove la natura nel corso degli anni sta pian piano riconquistando terreno. Immergiamoci poi in un bosco da favola, come il nome di che porta, alla ricerca delle tracce degli animali e alla scoperta dei segreti di fiori, piante e alberi. Non può mancare un guado avventuroso su terre rosse come il fuoco e sosta in una radura di grandi querce e carpini…

Il punto di partenza è comodamente raggiungibile in auto: nelle vicinanze della scuola primaria, precisamente in Via Aldo Moro, c’è inoltre un ampio parcheggio libero. Si può però arrivare con facilità anche utilizzando i mezzi pubblici: la  stazione ferroviaria di Triuggio è situata infatti a soli 250 metri, mentre la fermata del pullman della linea Z233 dista soli 50 m.

Avventura al Rio Cantalupo

Dettagli

lunghezza: 2,7 Km

difficolta' a piedi: bassa difficoltà

difficolta' in bici: media difficoltà

ideale per: amanti della natura

adatto a : famiglie

inizio del percorso: Scuola primaria, Via Alcide De Gasperi, Triuggio

fine del percorso: Via Conte Paolo Taverna, Canonica, Triuggio

comuni interessati: Triuggio

interesse: naturalistico, storico artistico ed etnografico


Punti di Interesse

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Terrazzamenti, campi e alberi dimenticati

Al confine tra gli ambiti abitativi e quelli boschivi, è ancora possibile ammirare uno scorcio di campagna. In quest’area agricola sono infatti ancora ben riconoscibili numerosi campi coltivati a cereali e il paesaggio denota ancora la presenza di terrazzamenti indispensabili per la vita contadina di un tempo. Sono inoltre ancora visibili alcuni alberi “dimenticati” tra cui quercia farnia, ciliegio selvatico, noce, castagno e nocciolo
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Il bosco ceduo

Il bosco del Rio Cantalupo ha in parte perso la funzione produttiva e di sostegno
alla vita rurale che rivestiva nel passato. Il bosco ha infatti per secoli rappresentato una risorsa fondamentale per l’uomo: in particolare per quanto concerne la raccolta di frutti e legno. 
Nella Valle del Rio Cantalupo, ai margini del bosco, ancora oggi è facile imbattersi in alberi da frutto come il noce, il ciliegio e il gelso, e vedere tratti “a ceduo invecchiato”, dove cioè si tagliava la legna, riconoscibili dalla presenza di alberi con più fusti e un portamento cespuglioso
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Il Rio Cantalupo e il ferretto

La Valle del Rio Cantalupo è un Sito di Interesse Comunitario (SIC) che si estende 
per circa 70 ettari all’interno del Parco Regionale Valle Lambro, comprendendo anche la fascia boscata che corre lungo l’omonimo corso d’acqua. Il Rio Cantalupo tuttavia spesso è in secca in poichè le sue sorgenti settentrionali non sempre sono in grado di alimentarlo con continuità, tuttavia grazie alle precipitazioni le precipitazioni favoriscono l’accumulo di acqua e la conseguente presenza di anfibi. La terra “rossa” qui presente è un particolare tipo di suolo il 'ferretto' (in dialetto brianzolo “ferètt”), che ha questo colore per la presenza di ferro e minerali argillosi ossidati
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Il bosco querco carpineto

Il bosco del Cantalupo corrisponde al tipico bosco lombardo detto querco-carpineto, caratterizzato dalla presenza della quercia farnia e del carpino bianco. Come accade in molti altri contesti, si riconoscono anche numerosi esemplari di robinia, una pianta proveniente dall’America, affiancata però dai più autoctoni frassini ed aceri. Tra gli arbusti troviamo il nocciolo, la sanguinella e il sambuco, ma anche una specie esotica ornamentale: la spirea japonica.
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Cascina Variana a Canonica

Canonica Lambro, frazione di Triuggio, ma comune autonomo fino al 1841, trova qui una delle sue più antiche testimonianze. Cascina Variana è infatti un esempio di architettura rurale, strutturata a corte e con un ampia stalla, posta nelle vicinanze di campi e boschi, fondamentali per la vita contadina di un tempo
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Villa Taverna

Villa di delizia della famiglia Taverna, quest’edificio fu voluto dal Conte Francesco, cancelliere alla corte di Ludovico il Moro, che lo convertì in residenza da un precedente forte avvalendosi dell’architetto Pellegrino Tibaldi. L’ampio parco presenta un cannocchiale prospettico e i parterre del giardino all'italiana presenti nella originaria struttura cinquecentesca. Si dice che la villa ospitò, agli inizi del XVII sec., Giampaolo Osio, omicida, e conosciuto dai più come Egidio, l'amante della Monaca di Monza che qui venne arrestato e ucciso.
Nelle vicinanze, oltre al fiume Lambro, si trova anche la Chiesina Barroca di S.Eurosia (1735) ad un'unica navata, con una tela di F. Caponara (1863), e la Chiesa Parrocchiale di S. Maria della Neve (XVII sec) che contiene l'effigie marmorea della Madonna della Neve, un tempo posta sulle mura di Villa Taverna